Più per fortuna che altro, siamo stati invitati a Monaco di Baviera per provare in anteprima la piccola di casa Audi.
Ritrovo all’aeroporto di Monaco il 31 luglio alle 12, parcheggio P5 livello 2. Facciamo un piano d’ascensore e ci troviamo di fronte all’Audi Training Center, all’interno dello stabile del parcheggio. Ci siamo trovati all’interno di un autentico showroom con bar e buffet, in cui c’erano esposte tre A1 borghesi e una con una livrea “poliziesca”, un paio di Audi d’epoca e due A7 fresche fresche (tralasciando una XF, una CLS, una 5er GT e una X6 della concorrenza).

Audi A7: un barcone come si deve!

Breve incontro introduttivo con qualche papavero Audi tedesco e italiano in una sala con mega-proiettore e l’ennesima A1, e subito in pullman verso la pista di prova.
Qui ci aspettava un pilota per un breve briefing e una schiera di A1 1.4 TFSI da 122cv e S-Tronic, Mini Cooper da 122cv e Alfa MiTo 1.4 turbo-benza da 135cv.
Il primo “esercizio” consisteva in una prova comparativa nell’uso cittadino, con parcheggio in retro, accelerazioni e decelerazioni, slalom in scioltezza, semafori per testare i sistemi start/stop delle tre peperine e agili cambi di corsia in base ad indicazioni luminose.
A dire la verità questa prova non è stata molto illuminante se non, vista la tranquillità del momento, per la possibilità di confrontare gli interni delle tre. Inutile dire che l’Audina è una spanna sopra tutte come qualità dei materiali e di assemblaggio, mentre per il design mantiene le razionali linee teutoniche che è giusto aspettarsi. La Mini non sfigura in qualità, ma il problema rimane uno: un’estetica così estrema si odia o si ama, non esistono sfumature. La MiTo infine, da questo punto di vista esce sconfitta: in vista quasi tutto ok, ma basta andare a cercare negli angoli per toccare plastiche croccanti da giocattolo cinese, senza dimenticare l’inguardabile soffietto del piantone.

Allora: chi non sa parcheggiare in retro?

La seconda prova, dopo un altro breve briefing, è stata notevolmente più divertente e chiarificante: accelerazione massima verso un percorso di birilli, chicane sinistra-destra senza mollare il gas, slalom con quattro cambi di direzione, staccata e tornante verso destra, seconda chicane sinistra-destra in accelerazione, nuovo quadruplo slalom e, per concludere, allungo verso potente frenata con ABS.
Da notare che la prova è da ritenersi in parte falsata dal cambio doppia frizione S-Tronic con paddle al volante della A1, che comporta un certo vantaggio contro i manuali dell’italiana e dell’anglo-tedesca. Nonostante ciò la MiTo è riuscita, nella brevissima accelerazione iniziale, a vincere sempre di un paio di km orari, grazie ai 13 cv in più e a quei 50kg in meno che si porta in giro. Il motore italiano rende bene e con carattere in ripresa e la vetturetta danza agile tra i birilli, per nulla sfigurando nonostante target economico palesemente inferiore. La piccola dei quattro anelli si dimostra ugualmente a suo agio, con una bella voce cupa, le cambiate istantanee del dual-clutch, il rollio minore tra le tre concorrenti ed il sedere con meno tendenza ad alleggerirsi in rilascio come quella viziosa della MiTo. Esce sorprendentemente sconfitta dalla battaglia la Cooper, assolutamente la più morbida e “coricante” del parterre. La cosa mi ha personalmente stupito e, parlandone con gli altri “tester” del gruppo, abbiamo sentito un ragazzo che dichiarava con convinzione che le Mini che avevamo in prova avevano un comportamento decisamente peggiore della Cooper prima serie di cui è proprietario…

Scusi! Per l’aeroporto?

Purtroppo le prove dinamiche sono terminate qui e siamo stati trasportati ad uno degli ingressi dell’aeroporto. Nel gigantesco piazzale coperto, Audi ha allestito un’autentica cittadina con quattro piccoli showroom (3 dei quali accessibili solo con il pass all’interno della struttura), tavolini, zone bar e calcetti. Dopo breve presentazione dei diversi target di vendita della vettura (il giovane appena occupato, la donna in carriera, la mamma col figlio adolescente), abbiamo potuto recarci all’albergo per rinfrescarci.
Alle 19 siamo di nuovo stati caricati sui bus con destinazione l’Audi Training Centre dell’inizio, dove siamo stati onorati di alcune primizie: l’A8 a passo lungo, l’A1 con il kit “competition legends”, l’RS5 e l’A1 e-tron. Nuovamente trasportati all’A1 City abbiamo finito la giornata con cena e serata danzante.

Sembra un’A1 qualsiasi, ma ha il motore di un muletto.

Domenica primo agosto, dopo l’abbondante colazione, ritrovo nuovamente al Training Centre per le istruzioni per la gita domenicale: “Abbiamo un centinaio di macchine a disposizione, ci vediamo a pranzo”. Arrivati all’ultimo livello del parcheggio ci attendeva un’infinita schiera di A1: le rosse erano 1.4 TFSI con S-Tronic, le bianche (più una nera e una blu) 1.6 TDI da 105cv.
Ogni equipaggio era inizialmente libero di scegliere la vettura e le hostess, con lettore ottico, scannerizzavano il codice a barre dell’auto e del pass di ognuno, multe e danni cavolacci nostri…
All’interno di ogni auto si trovava una guida con cartina del percorso, nomi dei paesi e tragitto turn-by-turn delle svolte.

Non mi ricordo dove ho parcheggiato…

Imbocchiamo quindi l’autostrada con la 1.4 turbo-benzina, giochiamo con le palette, affrontiamo qualche svincolo ad andatura sostenuta, e arriviamo al primo checkpoint dopo 24km. Scambio di posti e il mio compagno di malefatte comincia a godere della piccola tedesca per le colline per ulteriori 18 km prima del cambio auto.
Qui la sorpresa: nei successivi 40 km per raggiungere il ristorante ho avuto modo di verificare in prima persona il temperamento anche della versione diesel. Il cambio manuale a cinque rapporti ti mette subito a tuo agio e il feeling sportivo, grazie anche alla leva corta, permette cambiate fulminee da non farti rimpiangere quel videogioco che è l’S-Tronic. L’assetto è ottimo come sulla TFSI e i pochi kg in più non si sentono minimamente. Nel lungo tratto ci siamo poi permessi di giocare disattivando controlli di trazione e stabilità e osando qualche svolta a 90 gradi di freno a mano (in aperta campagna, sia chiaro!) e la baby-Audi non si è mai dimostrata in difficoltà.
Tappa al ristorante, pranzo sempre a spese Audi, e pronti al rientro. Risaliamo sulla dieselina per gli ultimi 44 km circa, buona parte statali e autostrada, questa volta con al volante il mio compare. Ci proponiamo, nelle teutoniche autobahn senza limiti, di provare la velocità di punta: 186 orari raggiunti senza troppa fatica.

Pronti per il rientro?

Per concludere, saluti e ringraziamenti di rito, durante i quali un capoccia Audi ha detto una cosa che mi sento di appoggiare: normalmente quando si compra un’auto in cerca di dinamicità, si guardano cavalli e coppia, ma qui l’Audi ha fatto un ottimo lavoro di telaistica. L’A1 si è rivelata facile e sicura senza rinunciare al divertimento di guida, e l’incravattato ha dichiarato che “la comprerei ai miei figli”. Anche io, ma dovrei vendere casa…la TFSI costa di base 21.000 euro, accessoriate come le abbiamo provate 31 mila… La qualità indubbiamente c’è, ma altrettanto indubbiamente si strapaga. Con quei soldi vi comprate una MiTo Quadrifoglio Verde con 170 cv e ci pagate bollo-assicurazione-benzina per un paio d’anni. Meditate gente, meditate…