Devo ammettere di aver trascurato la nuova generazione della hatchback per eccellenza, ma non potevo sottrarmi al dovere di provare questa best seller rinnovata.
Oddio, rinnovata…stiamo già entrando in un terreno minato.

L'auto del popolo per eccellenza si rinnova.
L'auto del popolo per eccellenza si rinnova.

L’osservazione più divertente che ho avuto occasione di leggere su internet sulla Golf 6, è che in realtà si tratta di una Golf 5.1. Il pianale è lo stesso della V, la linea è cambiata poco e i motori sono per la maggior parte evoluzioni dei precedenti modelli.
La nuova non è altro che un intermezzo, necessario per traghettare il modello al prossimo restyling limitando i danni. La “cinque” non si è mai distinta sul mercato come avrebbe dovuto, anche se bisogna dire che nei primi 9 mesi del 2008 ha venduto 360.743 esemplari (+12,2% rispetto allo stesso periodo del 2007), tornando leader in Europa.
Bisognava quindi fare un piccolo passo evolutivo per rendere indolore il viaggio fino al 2011-12, data prevista per la settima versione, puntando più sulla conferma della qualità che sulla ricerca della novità.

Radiografia della nuova media VW
Radiografia della nuova media VW

I motori disponibili inizialmente saranno due versioni del 2.0 TDI, con potenze rispettivamente di 110 e 140 cavalli, e tre benzina, il solito 1.6 da 102 cv e due 1.4, uno turbocompresso da 122 cavalli e il secondo con turbina e compressore volumetrico. È ovviamente quest’ultima l’opzione attualmente più interessante, capace di erogare ben 160 cavalli e abbinato esclusivamente, almeno inizialmente, al cambio DSG a 7 rapporti.
L’impressione iniziale è ovviamente riservata all’estetica, e le prime valutazioni sono abbastanza combattute. Il nuovo disegno della fiancata, con nervature che rappresentano il punto più riuscito dell’estetica, è l’unico vero cambiamento rispetto alla sorella che manda in pensione.
Ma il dubbio atroce è un altro: è meno peggio un muso insipido che lascia indifferenti, o un sedere osceno il cui unico vero cambiamento dalla precedente serie è rappresentato dai fari presi in prestito dal Touareg?
Preferisco lasciarvi liberi di giungere alle vostre conclusioni visto che, per fortuna, l’estetica è un valore fino ad un certo punto soggettivo.

Phaeton? No, è la nuova Golf!
Phaeton? No, è la nuova Golf!

Assolutamente oggettiva è invece la qualità degli interni: il design è più sobrio e a mio avviso riuscito rispetto alla V, ma quel che veramente stupisce è la qualità dei materiali.
Le plastiche fredde e “croccanti” sono limitate a qualche angolino nascosto, per tutto il resto è un vero piacere toccare superfici morbide e ben rifinite, degne di un’auto di classe superiore.
Ma che questo sia soltanto un pregio è tutto da vedere: alla fine ci troviamo di fronte ad una due volumi, non di sicuro un’ammiraglia. È giusto quindi offrire confort assoluto, silenzio di marcia e materiali “pregiati” su una vettura che punta soprattutto a piccole famiglie o ai giovani perennemente in cerca di emozioni e piacere di guida? Questo ragionamento perché contribuiscono a rendere l’ambiente “sterile” anche l’assetto “ovattato”, che assorbe le asperità della strada, e l’abitacolo insonorizzato, che lascia a malapena passare un sussurro dal motore.

Ma i fari doveva proprio prenderli dalla più culona delle sorelle?
Ma i fari doveva proprio prenderli dalla più culona delle sorelle?

Il motore…già, quel 1.400cc con turbo e volumetrico di cui parlavamo all’inizio. Questa soluzione tecnica risveglia negli appassionati i ricordi dell’ineguagliabile Delta S4, la prima a sfruttarne i vantaggi, e qui il principio è lo stesso: il volumetrico che spinge sempre e comunque “aiutato” dalla turbina tradizionale salendo di giri. Ovviamente le potenze in gioco sono altre, ma anche qui quest’accoppiata permette progressioni continue ed appaganti e, applicata ad un motore di piccola cilindrata, garantisce anche bassi consumi, nel pieno rispetto della filosofia del downsizing.
Con ogni probabilità questo moderno propulsore risulterà più coinvolgente montato sulla prossima Seat Ibiza Cupra, sotto il cui cofano porterà 10 cavalli in più a fronte di un peso minore e di dimensioni più compatte, ma nemmeno in questo di cofano sfigura, permettendo valide riprese e andature tutt’altro che “anziane”.
Come dicevamo all’inizio, quest’unità propulsiva sarà disponibile inizialmente soltanto con il cambio DSG a 7 marce. Abbiamo già avuto occasione di parlare di questa nuova trasmissione e, anche se il numero di rapporti cambia, il succo è lo stesso. Nell’esemplare di Golf da me provato, però, non c’erano le paddle al volante (optional) e, di conseguenza, per il funzionamento sequenziale bisognava agire sul joystick. In queste condizioni è inutile nascondere che il piacere di guida ne risente e, opinione personale, a questo punto è molto meglio un manuale.

La 3 porte è certamente più proporzionata che nella Serie V
La 3 porte è certamente più proporzionata che nella Serie V

Non manca ovviamente una lista di gingilli elettronici come optional, e non sto di certo qui ad elencarveli.
L’unico che merita menzionato è sicuramente il parcheggio assistito: avete visto tutti la pubblicità del tizio che balla sulle note della canzone di Supercar mentre il Touran su cui si trova parcheggia da solo? Beh, il funzionamento è semplice: si schiaccia il tastino di attivazione, si procede lentamente a fianco delle auto parcheggiate dopo aver messo la freccia (così l’auto capisce da che lato cercate posto), appena trova uno spazio sufficiente il computer ve lo segnala graficamente, voi vi affiancate all’auto successiva e innestate la retro, appena accelerate il volante gira da solo per poi sterzare nuovamente dall’altro lato per la seconda parte di manovra, fino ad allinearsi correttamente col parcheggio. Ovviamente la sequenza può essere interrotta in qualsiasi momento dal guidatore e la vettura controlla continuamente la presenza di eventuali ostacoli con i sensori di parcheggio.

Tirando le somme, la Golf VI ha certamente tra i suoi pregi la continuità e la qualità, offrendo però poche emozioni, sia visivamente che dal punto di vista della guida. È chiaro però che sta subendo un’evoluzione che la porta a livelli superiori, contraddicendo una volta di più la definizione di “auto del popolo”.
Se non altro i prezzi sono allettanti, con alcuni allestimenti più economici di qualche centinaia di euro rispetto agli omologhi della precedente serie.
Ma in conclusione, vi chiederete voi, la Golf è cambiata o no? No ragazzi, la Golf è sempre la stessa, solo che ora se la tira di più.

Voto globale: 6+


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