Sconvolgente e imprevedibile come sempre (e se non cogliete l’ironia, tornate a darvi una letta qui e qui), il gruppo Volkswagen ha presentato la sesta serie della sua bestseller: la Volkswagen Golf.
La fretta per il debutto non era dovuta alle deludenti vendite della Golf V, migliorate di molto negli ultimi tempi, ma soprattutto all’eccessivo costo di produzione imputabile ad alcuni componenti, come la sospensione posteriore.

La nuova Golf migliora senza stravolgersi
La nuova Golf migliora senza stravolgersi

La linea, grazie alla sua proverbiale razionalità e “normalità”, potrà portare avanti la tradizione di una delle figure automobilistiche di più successo nella storia (26 milioni di esemplari venduti dal 1974).
Il design prende ispirazione da diverse sorelle della gamma: inevitabile l’influenza della Scirocco all’anteriore, soprattutto per i fari, mentre si riconosce la parentela con la sportiva anche negli interni. Lo spunto per il posteriore, invece, arriva da quel peso massimo della Touareg, da cui discende l’ampia fanaleria.
Lateralmente si notano soprattutto il massiccio montante posteriore, che riporta alla memoria la quarta serie, e le due nervature che muovono le portiere.
L’aspetto secondo cui la sesta serie guadagna sulla precedente, è certamente l’aggiustamento alle proporzioni: aumenta la larghezza e cala l’altezza di qualche centimetro, migliorando l’abitabilità interna e permettendole di allontanarsi da quella figura troppo “monovolumica” della quinta generazione.

Perdendo qualche centimetro in altezza, guadagna in estetica e sportività
Perdendo qualche centimetro in altezza, guadagna in estetica e sportività

La gamma motori è già ben articolata: i benzina sono tutti di cilindrata pari a 1.400 cc, partendo dai due aspirati da 80 e 102 cavalli, fino ai TSI da 122 e 160 cavalli.
I diesel per ora saranno la coppia formata dai 2.0 TDI con rispettivamente 110 e 140 cavalli, in attesa di altri due propulsori da 90 e 170 cv.
L’intera gamma è comunque concepita con un occhio ai consumi e all’ambiente: prendendo i più potenti di entrambe le alimentazioni, il TDI da 140 cv percorre circa 18,5 km/l e produce una quantità di CO2 pari a 142 g/km, mentre il TSI da 160 cavalli copre 15,9 km al litro e rilascia nell’aria 139 g di anidride a ogni km percorso.


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Non poteva non essere ricca poi la dotazione di gadget tecnologici: un nuovo sistema ESP, i poggiatesta attivi contro il colpo di frusta, il cruise control con regolazione automatica della distanza di sicurezza (ACC), la regolazione adattativa dell’assetto (DCC) e l’assistente di parcheggio sono tra i gingilli pre-annunciati.
Non sono ancora stati ufficializzati i prezzi per l’Italia, in ogni caso in Germania questa vettura debutterà con un prezzo d’attacco prossimo ai 16.500 €.
Rimangono ora da scoprire i modelli “pepati”: sono previste due versioni della GTI, una benzina e una diesel. Quella “vera”, ossia la benzina, è attesa con circa 211 cavalli erogati da un due litri turbocompresso.
La novità più grossa (e probabilmente triste) è il pensionamento della R32 e del suo 6 cilindri, sostituito dal 4 cilindri turbo che già equipaggia l’Audi S3. La Golf così dotata dovrebbe chiamarsi GTI-R.