Giovedì ho avuto modo di infiltrarmi a un evento, organizzato da BMW Italia presso un’elegante cantina friulana, per la presentazione della nuova X6.
La varietà di soggetti a queste presentazioni è sempre rappresentativa: si va dall’incredibilmente corpulento e sudatissimo personaggio in camicia bianca che, nonostante fatichi a respirare, tiene comizio e dispensa pareri, fino ad arrivare al circa quarantenne accompagnato dalla tipica velina, che svetta di una buona spanna e che si distingue per i microscopici shorts e l’abbronzatura color mogano.
Anche l’assortimento nel parcheggio merita attenzione: 612 Scaglietti, 599 GTB e SL AMG sono le più ammirate.
Una volta addentrati nei cortili tra i portici, si cominciano a contare le vetture esposte: un X5 nero, una 330d Coupé bianca, due Serie 6 (cabrio e coupé) color argento e una Mini Clubman.

BMW X6

Tutti questi gioiellini rimangono stranamente abbandonati a loro stessi, perché l’attenzione è catalizzata dalla prima Sport Activity Coupé del panorama automobilistico mondiale. Viene dato il via libera al buffet e attorno all’X6, neanche troppo inaspettatamente, la situazione si decongestiona, e possiamo avvicinarci.
Ci sono due esemplari: tra le botti un 35d grigio, mentre all’esterno uno nero, la cui identificazione è impedita dall’assenza di scritte (dalla forma degli scarichi ritengo fosse un altro diesel).
Il primo impatto è senza dubbio impressionante: il frontale è aggressivo e muscoloso, dall’ampio doppio rene d’ordinanza partono le taglienti nervature che movimentano il cofano, mentre la forma dei fari ricorda lo sguardo di una creatura demoniaca appena uscita dagli inferi.
Non è un segreto che la vista più innovativa sia quella posteriore: un lunotto inclinato con un “sedere” è cosa mai vista su un SUV, e mentre i puristi inorridiscono, la massa ne rimane incuriosita.
Com’è noto sin dal debutto, abitabilità e praticità sono stati volutamente dimenticati per creare questa linea spregiudicata. Così comincio ad approfondire: l’infinito portellone, una volta aperto, scopre un vano bagagli dall’imbocco alto ma verticalmente poco profondo, mentre ha un notevole sviluppo verso l’abitacolo, difficilmente sfruttabile per oggetti pesanti. Agendo su una maniglia, si può accedere a un doppio fondo che si estende a tutto il bagagliaio, ma che aumenta ben di poco la capacità di carico.
La cosa che in assoluto mi preme di più valutare è l’abitabilità posteriore: mi siedo nel posto di destra e, mentre lo spazio per le gambe non è sacrificato, i miei capelli sfiorano il soffitto (e, permettetemi di precisare, alto 176 cm non sono certo un watusso!). La visuale nel senso di marcia è poi praticamente azzerata dai monumentali sedili anteriori che causano una specie di effetto “loculo”, astenersi i claustrofobici… Per i posti anteriori ovviamente è tutta un’altra storia: infinite possibilità di regolazione del posto di guida, sedile comodo ma contenitivo (siamo su una sportiva o no?), paddles del cambio automatico al volante di serie e qualità dei materiali fuori da ogni dubbio. Naturalmente siamo su una BMW, e più di qualcuno si lamenta della plancia spartana e minimale, nata all’insegna della spiccata sportività. Dall’abitacolo si gode di una posizione rialzata dominante sulla strada, ma bisogna far l’occhio per capire dove finisce il cofano, mentre verso il posteriore la visibilità è prossima allo zero.

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Riepilogando, ci troviamo di fronte ad una vettura costosa, molto ingombrante e con un peso superiore ai 2.200 kg, omologata per sole quattro persone e con una minima capacità di carico. Nonostante l’altezza da terra non è un vero fuoristrada e, a dispetto della linea, non è una vera sportiva.
A questo punto la domanda è: perché la X6? La BMW si è buttata a capofitto in questo progetto dando vita a una nicchia inesplorata, gli ibridi nati dall’incrocio tra SUV e coupé. È nata così un’auto meravigliosamente inutile e insensata, a cui non interessa minimamente rispondere al nostro “perche?” di poco fa. Qualcuno l’ha definita l’auto per le mogli dei calciatori, per quelle persone che hanno acquistato l’iPod e la Wii a scatola chiusa appena usciti, perché così diceva la moda. Due tonnellate di sana follia che popoleranno le nostre strade e il centro delle nostre città. Preparatevi, ne venderanno parecchie.